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07.01.2016 21:39 Età: 2 yrs

MOTEL

Un film di David Grovic. Con John Cusack, Robert De Niro, Rebecca Da Costa, Crispin Glover, Dominic Purcell. Titolo originale The Bag Man. Thriller, durata 108 min. - USA 2014. - Barter Multimedia uscita giovedì 26 febbraio 2015.


Motel si avventura in un terreno che non sa gestire e finisce per impaludarsi da solo.

Per Dragna, il capo assoluto, è venuto il momento di testare la lealtà di Jack. Il lavoro è semplice, almeno da spiegare: Jack dovrà prendere una borsa, recarsi in un dato motel, affittare la stanza 13, attendere l'arrivo di Dragna, consegnargli la borsa. Non dovrà per nessun motivo guardare nella borsa né lasciare il motel prima del suo avvento.

Ci sono diverse categorie di film non riusciti. I migliori sono quelli che erano ottimi nelle intenzioni, anche se poi qualcosa è andato storto per la strada. I peggiori sono quelli come Motel , dove la puzza di bruciato si percepisce già all'accensione. Il colloquio tra il personaggio di John Cusack - qualcuno che non ha più niente da perdere, il potenziale killer perfetto - e il suo boss De Niro, nascosto dietro un parrucco alla Mrs Doubtfire e un eloquio tutto paroloni e storielle, dovrebbe dare il la ad un gioco tanto misterioso quanto pericoloso: purtroppo, però, la sensazione di mistero si sbriciola di fronte al numero di volte che abbiamo assistito a questa scena, per altro, spesso, fatta meglio. Ma David Grovic ci tiene, persevera, si convince che un solito Motel gestito da un balordo con la sindrome di Bates possa fare quasi tutto da solo, specie se popolato da poliziotti corrotti e da un nano in tuta da ginnastica, e poi magari una giacca di pelle, una chioma bionda e un rossetto rosso possono ricordare a qualcuno Sailor e Lula, e allora il gioco è fatto, thriller e romance, cosa volere di più? Beh, non sarebbe stato sgradito un po' di cinema. La qualità più evidente di Motel , infatti, al di là dell'umorismo involontario di alcuni dialoghi, è la grande assenza di un'idea di regia, almeno per tutta la prima parte del film. Fosse stato un radiodramma, non sarebbe andato perso nulla e, anzi, la necessità di supplire con l'immaginazione avrebbe forse reso le cose meno noiose.

Non si può certo rimproverare a Grovic di non essere Friedkin o Fincher e di non saper gestire magistralmente la rappresentazione della paranoia (certo, con un po' di impegno, qualcosa di più si poteva tentare), né di non saper orchestrare un dialogo alla "Sidney" (ma allora perché spingersi da quelle parti?), però gli si può ragionevolmente obiettare che si è quantomeno andato a cacciare nei guai con le sue stesse mani, per usare un'espressione che nel film rimbalza continuamente da un personaggio all'altro. Peccato, in fondo. Quella "trasgressione" nel finale lascia quasi intendere che, con la giusta ironia, questo film poteva essere (un) altro.



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